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riflessione : Funny Games

Questo film ha inoltre il grandioso merito che, durante la visione, riesce quasi a farti dimenticare che esiste un originale, ti fa scordare quasi che sai già come andrà a finire. Ti porta ancora una volta a scommettere, anche se sai già chi andrà a vincerla.


Funny Games è un film sulla nostra voglia di vedere la violenza e sulla messa in scena di quest’ultima. Il “cattivo” continua a parlarci, ci chiede di scommettere, di giocare o se vogliamo che quella violenza finisca. Noi ancora oggi non riusciamo a dirgli di no, non riusciamo a staccare gli occhi dallo schermo o ad uscire dalla sala. Vogliamo continuare a guardare, in una situazione simile a quella creata dal Genio ne La finestra sul cortile in cui volevamo che James Stewart ci facesse continuamente spiare col binocolo insieme a lui. Questa è la vera genialità di Michael Haneke, che al termine della visione ci fa riflettere su quello che siamo diventati: una società di persone che vogliono vedere sempre di più sullo schermo la sofferenza e il dolore. Ed è proprio questo il senso più profondo del geniale remake di Haneke.


Sappiamo già come va a finire il film, facciamo sempre più dichiarazioni della volontà di ricercare una maggiore purezza nelle immagini, diciamo che i film exploitation sulla violenza sono robaccia, che un film dove c’è violenza senza senso non dovrebbero esistere. Eppure… siamo proprio sicuri di averlo capito? Siamo proprio sicuri di essere diversi da… 10 anni fa?

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