Recensioni : La Signora Dalloway de Virginia Woolf

C’è un altro protagonista nel viavai delle strade di Westminster, nella frenetica Londra, tra i vortici di pensieri e parole del romanzo: Peter Warren Smith, veterano della Prima Guerra Mondiale che soffre di shell shock, un forte disagio psicologico che afflisse molti soldati sopravvissuti al conflitto. I suoi pensieri disfattisti ed autodistruttivi sembrano in netto contrasto con quelli di Clarissa, impegnata nei piccoli gesti di preparazione della feste. Eppure i due si incontrano, senza mai vedersi, si sfiorano e capiscono, senza mai parlarsi. Un grande appassionato di cultura e letteratura, sposato con Lucrezia, ragazza italiana che non sa più come gestire gli attacchi depressivi del marito che quasi non la riconosce più, Septimus, dopo un momento di lucidità improvvisa, tra un’allucinazione e l’altra, si suicida, buttandosi dal balcone.

Da una parte c’è Clarissa, maschera di un’esistenza vuota, che impegna ogni pensiero nel rimorso di scelte sbagliate ma logiche e ragionevoli (come il matrimonio col solido Richard, rinunciando all’appassionato e instabile Peter) oppure nei piccoli gesti che riempiono le sue giornate (rammendare il vestito più bello, accogliere tanto gentilmente quanto superficialmente gli ospiti, sistemare i cuscini). Dall’altra parte c’è Septimus, in cui ogni pensiero è sofferenza e senso di colpa, è coscienza di vivere in mondo che non considera importante ciò che davvero conta, rendendosi conto di non poter sopportare più un’esistenza trascinata. All’improvviso, nel mezzo di una festa ben riuscita, dell’evento più apprezzato dalla mondanità londinese, la crisi d’identità di Clarissa.

Il medico di Septimus rivela il suicidio dell’uomo e la maschera della donna si infrange, se pur per un attimo, nonostante non conosca affatto la persona in questione. Ripensare all’amicizia con Sally la coraggiosa, Sally per cui non ha importanza il rango sociale, forse l’unico momento in cui Clarissa si sia mai sentita sé stessa, all’amore per l’impulsivo Peter, al matrimonio con Richard che l’ha trasformata in signora Dalloway, oscurando sempre più la personalità di Clarissa, tutto questo nella mente della donna fa scaturire un moment of being (momento di essenza): la notizia del suicidio la infastidisce, perché non è un argomento di cui si dovrebbe parlare ad una festa, ma forse ciò che la irrita è l’empatia per quell’uomo, la condivisione del suo sentimento, del gesto che lo ha reso libero finalmente. Ecco, alla fine, il culmine del romanzo, il punto di incontro tra Clarissa Dalloway e Septimus Warren Smith, un momento di profondità quasi commuovente.

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