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Il Conte di Montecristo – film di Kevin Reynolds

TRAMA : Montecristo è il film tratto dal romanzo di Alexandre Dumas Il Conte di Montecristo, storia di Edmond Dantés, imprigionato nel Castello d’If per 14 anni, perché ingiustamente accusato di bonapartismo. L’ingenuità e la purezza del protagonista mutano, negli anni di carcere, in desiderio di vendetta, contro tutti coloro che lo tradirono e ostacolarono la sua giovane vita e le nozze con l’amata Mercédès.

Un Montecristo un po’ superficiale

Lo ammetto, Il conte di Montecristo è uno dei miei romanzi preferiti, il primo classico letto, quello che mi ha lasciato tanti bei ricordi, per la storia avventurosa, la trama interessante e il personaggio di Edmond Dantés. Si sa, vedere il film del proprio libro preferito è sempre un rischio, ma mi sono fatta convincere dalle belle immagini e dalla scelta del cast : James Caviezel è un attore molto bravo e anche piuttosto adatto al ruolo di Edmond. Il film in sé è ben fatto, se non fosse per alcuni errori grossolani, come l’utilizzo della lingua inglese nelle scritte e nella lettere, nonostante il romanzo – così come il film – siano interamente ambientati in Francia, fatta eccezione per le scene in Italia e nelle isole del Mediterraneo.

I personaggi del film, così come le scenografie, sono realizzati in modo impeccabile, se non fosse per la storia, abbastanza rivisitata dalla ragia e reinterpretata, considerando i forti vuoti di alcune scene e l’inserimento di altre, sconosciute a Dumas.

La vita è una tempesta mio giovane amico. Puoi crogiolarti al sole per un momento, e il successivo sei sbattuto contro gli scogli. Quello che fa di te un uomo è come ti comporti quando arriva la tempesta. (Conte di Montecristo)

La prima parte del film è quasi fedele al testo originale, anche se, a mio avviso, Caviezel interpreta in modo troppo ingenuo l’Edmond di inizio romanzo, uomo certamente non superbo, ma un ottimo marinaio e lavoratore, non un analfabeta come vorrebbe il regista, né un ragazzino senza arte né parte, bensì il futuro capitano della nave. Dalla prigionia e per il resto del film, il regista si comporta in modo un po’ superficiale nei confronti della trama, sicuramente difficile da trasporre, essendo così intricata. Kevin Reynolds in generale dà un buon taglio cinematografico, a volte troppo “americanizzato”, come nelle scene d’azione, rese più eccitanti di quanto non fosse necessario

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